L'ultimo lume

 
Un progetto patrocinato dalla Pro Loco Compsa

Sinossi

Perché ritornare in un luogo dove hanno già spento tutto? In un posto già chiuso da tempo, dove si narra e dove batte solo il silenzio, come un'imposta scheggiata dimenticata aperta, e dove sembra che in ogni istante del giorno sia già tardi, che sia sempre l'ora, il minuto, il momento di andare? (I cappotti pesanti posati su quel braccio troppo esile e leggero da dattilografa, quasi da poterlo spezzare, come se fosse di cristallo).

Che cosa può attirare una ragazza di nome Fanny, ad accettare con fiducia un invito nell'infarto di un luogo così astratto, eppure ancora così feerico e indimenticabile, nel regime del suo vuoto, nonostante l'abbia sbalzata fuori dal suo stesso ventre, con un colpo secco di scure? Quali o quante risposte possibili a queste domande ricorrenti? Forse...per il rapporto ancora problematico e insidioso con la sua memoria affettiva e le ombre di quel suo territorio, con tutto il suo barbaglio di non più stato, di interrotto, di revocato all'improvviso, quando non si è avuto più il tempo e lo spazio che fino a un momento prima si credevano e si sentivano assoluti e infiniti.

Se nelle percezioni di tanta inviolabile vastità, per ogni passo in avanti Fanny ci farà strada dentro il polso fobico delle cose, nell'intimità delle sue stradine fioche di un tempo, fino dietro gli occhiali rotti e appannati di sua madre, maestrina triste e crepuscolare del paese, allora troveremo l'ombra e la dedica di una qualche ragione, l'indizio incerto di un suo profumo. Cercandovi forse nell'eco di una sola giornata quel passaggio ancora impervio e mancante al suo dolore e al suo senso incompiuto: "Ma adesso... vorrei soltanto riconoscere la mia casa... se ancora esiste, anche solo un pezzettino, così, come un fazzoletto perso al cinema, o una tua bugia":

Nel percorso difficile e labirintico di quella sola giornata così diversa da tutte le altre, scorgiamo una Fanny frammentata negli ommatidi di una mosca e parte indivisa di quell'assenza incolmabile, pronta per ricongiungersi al difficile maelstrom del suo poi, come al vento buono dietro le porte chiuse, all'accensione dei primi lampioni, al vociare lontano nella festa degli alberi. Ogni scorcio e ogni stralcio di passato, una domanda facile o impossibile da scuola elementare, che nello stesso istante di resa la confonde e la raccoglie dentro di sé, nella sfida a ritrovarsi viva unicamente attraverso quei luoghi elettivi e corsari del suo incubo, trafitti da una costante nostalgia della sera tardi e di Dio.

"L'ultimo lume" abbraccia in pieno questo processo aperto e ispirato in un atto silenzioso d'amore per Conza della Campania, un posto davvero esistito e ancora vivo e parlante in ogni sua possibile risonanza di catarsi, a dispetto di quanto possa ritenersi muto e inespressivo l'abisso di quel silenzio ancora discreto e spaventoso, quando rapina e sorprende di buio un altro infinito. Ecco, forse, il perché:

Note di Regia

Il percorso nucleico della messa in scena del progetto "L'ultimo lume" è incentrato nella cortina di una costante riscoperta di un vuoto, operata e reiterata della sola figura del personaggio protagonista della storia – Fanny - attraverso il suo fluire mutevole e caparbio nell'alveo di quella dimensione sospesa, da cui riemergono una serie di suggestioni, sensazioni e riverberi, che la inoltreranno e la desteranno negli scorci del suo paese quanto nella profondità turbinosa del suo stesso animo.

Fanny sarà vista, intravista, assediata o a volte solo sfiorata, da quest' occhiale attento e premuroso a ogni sua più piccola vibrazione, ma allo stesso tempo proteso e verificare le pulsazioni materne e controverse dell'ambiente nel suo contrappunto più ampio con la figura fragile che lo attraversa. E nell'ottica di questa scorsa lenta e balsamica di ogni passo e di ogni più flebile respiro e registro di percorso, anche il paese deserto e lunare riscoprirà dentro il suo sguardo svanito la figura silenziosa che lo abita e che ancora lo ricorda, in una personificazione che gli darà fiato e istanti nutrienti e toccanti di risveglio.

Le scoscese, le piccole angustie di quella giornata infinita e appena infelice, accompagnate alla voce rotta e vispa di Fanny e ai suoi monologhi sognanti e fuori dal tempo, – che a volte scanzona nell'aria come un fischio nel buio o contro il viso delle vecchie case come una pietra di tufo – restituiscono a quest'operazione un quadro armonico e impermanente, rianimato da un'intensità in continua formazione, dove ogni suono, ogni frammento di quello che ancora non accade e non si disfa nella sua tela bagnata, continua a fiorire e a spezzarsi nel suo diritto di essere, come in un ciclo insidioso e seriale di schiarite pomeridiane, ma anche di crisi d'aria e malinconie crepuscolari.

Ogni fotogramma sarà intriso da questo siero misterioso e stregante, racchiuso in questa ampolla dolce di luce irpina in divenire, che distingue e ricompone la patina dei frammenti e il gioco desto delle emozioni dentro la mistica di una flänerie adolescenziale, che potrebbe non avere mai fine, per quanto la matita leggera di ogni passo di Fanny possa tracciarne nuove coordinate e intrecciarle a tutta la sua poetica dolorosa di rielaborazione e iniziazione al mistero, attraverso cui potremmo scorgere, nel controluce dello spazio della sua figura in moto, le antiche gestualità sacrificali di civiltà lontane, insieme alla paura della morte, o allo spasmo d'ansia di un primo amore mai stato.

- L'attrice selezionata: Lorena Scintu

Il progetto in sintesi


Giorni di shooting2
LocationConza
Cast artistico1 attrice
FormatoFullHD
MDPCanon 5d mark III
Stato attualepre-produzione


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