Chambre Solitaire (pre-produzione)

drama

Chambre Solitaire

Sullo sfondo di un’amicizia scolastica, sfumata nell’oblio delle cose e delle dimensioni legate solo al loro tempo e alla loro funzione, si infrangono le certezze di un padre e di una figlia, Paolo e Simona, vittime parallele di una stessa ossessione nei confronti di Federica, figura feerica, quanto enigmatica e incompiuta, che da litorali diversi li porterà a scorgere, in modo del tutto inatteso, la nascita dell’innocenza e della poesia nelle loro vite.

Note di produzione

Le figure mutanti di questo progetto sembrano sospendere ciascuna la loro direzione alla rotta ortodossa della realtà configurata nel presente, per confinarsi ciascuna, in una dimensione di rifugio nell’ignoto, che succede allo stravolgimento simultaneo di un grosso trauma.

È quello il punto preciso in cui cominciano a diradarsi e raccontarsi, scardinandosi dalle rispettive compagini di silenzio. Chiara, moglie di Paolo, unica illesa dall’impatto con la notizia improvvisa di un suicidio giovanile, rimane la presenza più consapevole e immediata, che ha tastato il polso delle cose e si accinge a un passaggio brusco di consegne, e forse in parte di responsabilità. Un segreto appena confidato da sua figlia, forse all’orecchio, o nelle lacrime, da una camera con una porta socchiusa, rappresenta l’ultimo confine oltre il quale la sua figura si concede, ma senza mai mostrarsi troppo, quel giusto per non lasciare tracce del suo passaggio lungo la sua rapida scorsa, sempre alla giusta distanza dalla prossimità dell’abisso. Paolo si rapprende invece dell’impulso drammatico in gran segreto, fingendo quasi di non esserne parte viva o lesa, come l’ amante clandestino o maledetto, sedato dalla freschezza delle sue ombre, come dai suoi lunghi pomeriggi domestici, per fare spazio a quella parte muta e silenziosa dell’ascolto sensibile con le sue risonanze, che da fattore serafico e intimista, lascerà il posto a una pericolosa deriva angosciosa. Simona, sua figlia, è invece protesa alla luce selvatica del puro desiderio, quello esteriore e palpabile di riuscita, unico indizio lampante di un suo percorso febbrile dove potersi espandere per aggredire gli ostacoli frapposti alla pianificazione del suo itinerario, immaginando di espandere all’infinito il suo valore e il suo diritto di scelta, in un suo luogo definito quanto elettivo, dove per Federica ormai non c’era più spazio – o forse non c’era mai stato.
Il suo costringersi dentro la morsa del passato e del senso di colpa, la incamera in una dimensione ancora più esplicita, rispetto a quella più oscura e compromessa di suo padre Paolo, che sarà l’unico a darle il dovuto ascolto, pur non avendo mai modo di essere rincuorato, se non messo in salvo dalle paludi e dagli incubi delle sue nebbie.
È proprio tra queste due dimensioni, con le loro complessità e dissonanze, che si insinua il mistero delicato e impenetrabile di Federica, con tutta la levità e patina di incantamento articolata nel ritratto, non solo come elemento estatico/autoctono/ossessivo della natura modulante ma coercitiva del ricordo, ma anche sintesi creaturale di un processo irreversibile sulla poetica di ogni incompimento, unico doloroso viatico, attraverso le tenebre della perdita e della paura, per raggiungere la solitudine e l’intimità della vita.