Pensione Luxor

Sinossi

In una modesta ma suggestiva pensione fuori mano, la pensione Luxor, un'attrice di nome Gisa (o Giselle) ripassa con ansia le battute di una commedia che sta provando da tempo in una piccola compagnia teatrale di cui fa parte da qualche anno. Gisa cerca di entrare a fatica nel suo personaggio, che porta anche il suo stesso nome, ma c'è sempre qualcosa di ostile e di misterioso, che le impedisce di abbandonarsi del tutto a quel ruolo e di appropriarsene come invece lei vorrebbe.

Qualcuno bussa alla porta numero 8 della sua stanza. È Melissa, una sua amica e collega attrice, che la raggiunge per comunicarle dello scioglimento improvviso della loro compagnia teatrale. Da questo momento la vita di Gisa, di Melissa e di una terza attrice di quella compagnia, di nome Greta, viene investita, per ciascuna in modo diverso e singolare, da quella ventata improvvisa di cambiamento, che scompiglia le loro ultime pianificazioni, ma anche la loro percezione del teatro nella loro esistenza, in relazione a desideri, ricordi, paure e oscure fragilità inespresse.

Gisa, a cui la compagnia pagava la stanza della piccola pensione Luxor per tutto il periodo della produzione, dal giorno dello scioglimento è costretta a trasferirsi a casa di Melissa, pur di non ritornare a casa, al suo paese.

Ed è proprio a casa di Melissa, in quel luogo elegante e protetto, quasi fuori dal tempo ordinario e convenzionale, che Gisa decide di comunicare alle due amiche attrici di un suo improvviso proposito: formare dal nulla una nuova compagnia teatrale, a cui Gisa darebbe il nome della sua pensioncina fuori mano: la sua amata Luxor, dove trasferirebbe tutti gli intenti non realizzati nella loro precedente esperienza e della sua creatività, sognando di risanarli nella costruzione di un nuovo apparato in cui perdersi, per immolarsi invece nel nome di un sogno e forse di un'ossessione, che Gisa crede ancora condivisibili.

Note di Regia

Tre figure femminili incastonate in uno strano limbo, dove si smuovono e sbandano come lucciole in un bicchiere capovolto. Pensione Luxor raffigura in primis uno stato problematico e stupefatto dell'essere e del sentirsi vivi, investigato in quella zona d'ombra che investe all'improvviso l'attacco del pianista un attimo prima che manchi la luce nella sala, così come la prova tragica dell’artista raggelata da un qualsiasi imprevisto inatteso che lo blocchi e lo smarrisca, rendendolo di colpo inconsapevole del funzionamento del suo numero, come del senso profondo e impenetrabile della sua vita di quell'istante.

Le tre attrici della storia, Greta, Melissa e Gisa, conducono il filo delicato di questa particolare condizione emotiva, ciascuna in un suo universo complesso di contrasti e di passi falsi, alla ricerca di un'identità sfuggente e alternativa in cui rifugiarsi. Ciascuna di loro tre si muoverà in un suo copione fantastico e ardimentoso mai affrontato, con addosso la febbre e l'inquietudine dell'ultimo gesto di luce prima del black out, quello stesso che le farà in qualche modo ritrovare, come forse non è mai stato, in una luce nuova e diversa, ma forse anche più vera.

I loro visi e i loro corpi saranno osservati con il pudore ma anche con la stravaganza di uno specchio opaco e scheggiato di un camerino durante il gesto faticoso dello strucco, davanti al quale ognuna di loro tre dovrà toccare e patire il nucleo della sua condizione di persona comune e di artista incompresa, condannata ancora ad un'incessante ricerca senza fine. Pensione Luxor si apre e si articola lungo il suo corso con i tempi di un valse triste a tre, in una zona spettrale di luminescenze, di spasmi e di grandi abissi, in cui non si scorge mai facilmente il fondo e dove si rivisitano, in uno stesso lampo, passato, incantamento, paura del presente e del sogno, come lati di un solo poliedro appannato di bruma autunnale.


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